TV e Social Network: Salvo La Rosa e il Meraviglioso pubblico siciliano

Sempre di più i social network si configurano come canale di collegamento tra il grande pubblico e i personaggi che animano le trasmissioni televisive: giorno dopo giorno, si articola un rapporto “social” che avvicina il grande pubblico alla vita quotidiana dei personaggi più noti. Uno dei presentatori televisivi più amati del web è il  giornalista e conduttore televisivo Salvo La Rosa, che con il pubblico siciliano ha allacciato un rapporto social “meraviglioso”.

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Salvo La Rosa, con circa 50mila likes in bella mostra sulla sua pagina Facebook (Salvo La Rosa Official),  è stato consacrato dal pubblico dei social network  il conduttore della televisione siciliana più amato di sempre, grazie alla sua lunga carriera di successi e alla voglia di mantenere sempre vivo il rapporto che da decenni lo lega al pubblico siciliano.

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Salvo La Rosa e Enrico Guarneri

Da marzo 2016 ha inaugurato la sua nuova trasmissione intitolata  Meraviglioso, condotta insieme all’istrionico Enrico Guarneri, in arte “Litterio”: un ulteriore grande successo televisivo confermato da ascolti record sulle emittenti tv partner del programma (ovvero TGS canale 15 in Sicilia, RTP canale 17 a Messina e 646 a Reggio Calabria , Viva l’Italia Channel canale 879 di Sky) e da migliaia di commenti sulla pagina social di Salvo La Rosa.

Il rapporto “social” del conduttore Salvo La Rosa con il pubblico siciliano è stato protagonista della tesi di Laurea Magistrale in Comunicazione della Cultura e dello spettacolo della giornalista Marzia Vaccino, intitolata “La comunicazione televisiva nella ‘mediamorfosi’ transmediale: l’italiano dalla tv al web“, conseguita presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania.

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In esclusiva per GalaxyNews.it, l’intervista a Salvo La Rosa su televisione e social network, a cura di Marzia Vaccino.

Gravina di Catania (prov. di CT), 16 aprile 2016 –  Studi Televisivi di Sestarete TV

DOMANDA: Ho il grande piacere di dare il benvenuto a Salvo La Rosa giornalista e noto conduttore televisivo siciliano, con il quale parleremo insieme di televisione e social network e del suo  particolare rapporto con il pubblico attraverso i social network.

RISPOSTA:  Innanzi tutto vorrei ringraziare te e la professoressa Alfonzetti, perché entrare a far parte di una tesi di laurea magistrale, così importante, per me è veramente una grande soddisfazione. (…) Per quanto riguarda questa tua scelta di chiamarmi come testimonial dell’utilizzo positivo dei social network, legati alla televisione, io dico che per noi che facciamo questo mestiere i social network, come internet, come il web, come lo streaming, sono diventati praticamente fondamentali. Ormai è facile collegarsi su Facebook, su Twitter, su Instagram, con un telefonino, con un PC, in maniera molto semplice e diretta.  Per cui, noi che facciamo il mestiere dei comunicatori, che lavoriamo con la televisione e promozioniamo le serate in giro per la Sicilia, attraverso i social instauriamo legame bello con il pubblico che interviene sui social perchè vuole sapere quello che fai. Ecco che questi mezzi diventano fondamentali, e io mi sono da poco convertito a questa modernità, perché sono passato da questo [mostra un vecchio telefono], un Nokia che mi ha accompagnato fino all’ultima festa di Sant’Agata (quindi diciamo che fino al 6 febbraio avevo questo “aggeggino” meraviglioso) a questo Iphone 6S che in qualche modo mi ha cambiato la vita, perchè quando arrivi a questo non torni più indietro.

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DOMANDA: Tu hai vissuto le due epoche della televisione: quella in cui non c’era ancora la possibilità di comunicare attraverso social network e quella attuale in cui è radicalmente cambiato il rapporto col pubblico, in quanto adesso il pubblico “si fa sentire”…

RISPOSTA: Si: il pubblico diventa protagonista. Io ho vissuto anche il momento in cui, quando ero al giornale La Sicilia, impaginavamo col piombo. (…) Io sono arrivato al giornale La Sicilia nel dicembre del 1979; ho firmato il mio primo articolo sulla pagina sportiva del giornale La Sicilia il 25 gennaio del 1980 e ho cominciato la mia collaborazione proprio a quell’epoca. Come ti dicevo,  il giornale si realizzava con il piombo, quindi noi andavamo in tipografia e se il pezzo era troppo lungo, con la pinza, il tipografo tagliava alcune righe di piombo. Se invece era troppo corto, ci metteva dei pezzi di piombo (come dei cunei), per allungare il pezzo stesso.  Poi, nell’81, sono entrato ad Antenna Sicilia, che allora non aveva ancora i mezzi di oggi: allora era impensabile che questa rete chiamata internet, potesse collegare il mondo e mettere in contatto una persona da Catania con il mondo, attraverso il web. Era l’epoca in cui la televisione privata utilizzava le cassette in UMATIC, che poi sono diventate in BETA, dotate di un meccanismo più moderno e di qualità migliore. Adesso siamo sul digitale ed è tutto computerizzato, tutto moderno. Allora si colloquiava col pubblico attraverso il telefono, cioè quando facevi le trasmissioni in diretta potevi aprire il telefono. Il collegamento telefonico fu lanciato, nei primi anni ’70, dalle radio, quando si facevano le dediche. (…) Con il telefono, per la prima volta il pubblico è  diventato protagonista delle trasmissioni. Ora con gli sms, WhatsApp, Facebook e Twitter, è possibile entrare veramente in collegamento costante con una persona che segui, col tuo cantante preferito, col tuo presentatore di riferimento, con la tua trasmissione preferita. E questo è quello che io sto facendo in questo periodo attraverso Facebook e Twitter.

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DOMANDA: Tra l’altro ho notato che hai attraversato anche un ulteriore step in questa rivoluzione digitale che ha investito anche l’emittenza locale: mi riferisco al passaggio dalle “app” (in cui tu stesso facevi uno spot di successo con Enrico Guarneri), alle dirette su Facebook, con cui contatti direttamente il pubblico, il quale, in maniera immediata ed interattiva, ti risponde.

RISPOSTA: Sì, devo dire che quello spot è diventato virale. E’ diventato uno spot amatissimo, soprattutto dai bambini. Noi dicevamo, con Litterio: “adesso è possibile avere tramite il telefonino tutti i filmati, tutti i video di Insieme” e quindi promozionavamo l’app.  Adesso, invece (…) è bello perché tu, da casa tua, da questo studio, dall’Università, dalla piazza in cui stai facendo un concerto, prendi il telefonino e tramite Facebook ti metti in diretto collegamento con tutte le persone. Io lo sto facendo ormai da qualche tempo, e ti devo dire che ho un riscontro notevolissimo, che mi serve non solo per comunicare le cose che faccio, ma soprattutto per mantenere questo legame bellissimo con le persone, che hanno sempre per me un affetto straordinario (…). La gente ha sentito il bisogno di manifestarmi attraverso Facebook e Twitter tutto il proprio affetto, la propria solidarietà ed il proprio conforto (…). Per questo motivo io mi sforzo di essere quanto più presente su Facebook ed anche su Twitter, per ringraziare queste persone, per ricambiare spontaneamente questo affetto, che è strepitoso. Io dico sempre che Facebook è diventato un lavoro, perché per tenere vivo questo rapporto è necessario impegnarsi.

DOMANDA: Parliamo della tua pagina di Facebook, perché è una pagina che possiamo definire “strutturata”, nel senso che è costantemente aggiornata rispetto a tutte le attività che svolgi. Condividi anche molti video-messaggi che ti vengono inviati da alcuni personaggi famosi (come ad esempio Massimo Lopez, o Gianni Morandi…), che ti fanno gli auguri per la nuova trasmissione. Si tratta di una strategia di comunicazione, oppure i contenuti sulla tua pagina nascono semplicemente come una sorta di agenda virtuale e sociale?

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RISPOSTA: Nel mio caso parlare di strategie di comunicazione è un po’ esagerato, nel senso che non lo faccio per questo, non ho una strategia precisa. Così come faccio in televisione, anche con i social cerco di essere quanto più naturale, spontaneo e reale possibile. Non c’è una strategia esatta, io non sò cosa condividerò domani sulle mie pagine. Magari se ho un progetto, uno spettacolo,  sì, lo prevedo; ma non è una strategia. Vivo molto alla giornata, però comunicando quello che io vivo durante la giornata. Per esempio, poco prima di iniziare questa intervista ho postato una fotografia sulla pagina “Salvo La Rosa official” (che dopo metterò anche su Twitter), per dire che oggi io sto facendo una cosa sicuramente importante e che mi riempie di orgoglio e di gioia (…). E ho scritto che diventano protagonisti anche loro, il pubblico dei social, perché stiamo parlando di questo rapporto che io ho attraverso i social ed attraverso la televisione con migliaia e migliaia di persone. Non c’è una strategia reale, però è una pagina che io utilizzo per il lavoro, cioè non metto nient’altro che non riguardi la mia attività professionale e talvolta qualcosa di particolare della mia vita privata, che prevedo possa magari interessare alla gente. Ad esempio, i miei 25 anni di matrimonio, l’anno scorso, attraverso l’ultima edizione di Insieme che io ho condotto, erano diventati un fatto di cronaca piacevole da condividere con loro, perché io ci scherzavo in trasmissione (…). La gente a quel punto mi chiedeva: “cosa fai? Dove vai?”, ed io alla fine pubblicai una foto della torta, e devo dire che quella foto ha avuto un successo clamoroso: più di centotrentamila contatti; più di mille messaggi, perché abbiamo condiviso una cosa bella. Ecco io credo che la mia strategia di comunicazione sia sempre guidata dal verbo condividere. Tutto quello che io ritengo, a volte magari sbagliando, possa e debba essere condiviso con la gente, e che, quindi, immagino possa far piacere a loro sapere, io lo condivido, lo scrivo. Quindi se sto facendo un programma televisivo è bello pubblicizzarlo, perché mi auguro che loro possano vederlo. Se sono con Litterio, con Giuseppe Castiglia, o con altri comici, a fare uno spettacolo a Siracusa, piuttosto che a Ragusa, piuttosto che a Catania o a  Palermo, lo scriviamo, perché le persone possano venire a vederci.

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Marzia Vaccino e Salvo La Rosa negli studi di Sestarete TV

DOMANDA: Parliamo dello stile linguistico dei tuoi post su Facebook: sono frutto di un lungo processo di elaborazione? Te lo chiedo perchè sembrano sempre molto “ragionati” ed eleganti.

RISPOSTA: Molti mi rimproverano per il mio modo di essere troppo giornalista. Però io amo parlare così alla gente, come faccio nella vita, cioè essere completo nell’informazione. Molti mettono una foto e un hashtag (ad esempio: #intervista), invece a me piace dire dov’è stata fatta, con chi. Una delle caratteristiche più importanti del giornalista e del comunicatore, dopo l’onestà intellettuale che ti deve accompagnare sempre (…), é la curiosità. Quando io scrivo una cosa,  mi chiedo: “è completa? C’è tutto? Oppure: “al signore X  a cui mi sto rivolgendo devo dire qualcosa?”. Forse sono condizionato dalle cinque W del giornalismo (…)

DOMANDA: Con quale differenza utilizzi Twitter rispetto a Facebook?

RISPOSTA: Facebook è diventato un lavoro, come ho detto prima, quindi è difficile star dietro ad un social, ed è ancora più difficile stare dietro a due social. Per la verità, fino a questo momento, io ho dato un po’ di preferenza, dovuta al tempo, a Facebook. Infatti ho più amici su Facebook perché sicuramente lo curo in maniera più quotidiana è più costante. Però ultimamente ho riscoperto positivamente anche Twitter. Mi accorgo che Twitter arriva soprattutto agli addetti ai lavori. Cioè: se io scrivo una notizia (che riguarda, ad esempio, un mio amico artista nazionale) nello stesso momento su Facebook e su Twitter, qualche istante dopo quell’artista mi risponde subito su Twitter, o mette “mi piace” o ritwitta. Questo accade meno su Facebook. Forse perchè gli addetti ai lavori utilizzano un po’ più Twitter, mentre Facebook è più utilizzato dal grande pubblico. Adesso il fenomeno Facebook ha coinvolto, ed è giusto così, anche le persone un po’ più grandi, che magari trovano anche un po’ di compagnia ed anche una maniera di dialogare, di condividere, di parlare (…).

DOMANDA: Dato che Facebook è diventato per te una sorta di giornale personale, perché hai deciso di aprire la tua personale web-Tv, intitolata  “Salvo La Rosa Tv”?

RISPOSTA: Ancora siamo molto lontani dal farla diventare una televisione personale; che poi personale non sarà, perché diventerà la televisione di tutti noi che lavoriamo insieme ai nostri progetti e diventerà, spero, la televisione di chi ne usufruisce. Questo è un esperimento che mi hanno proposto due ragazzi, due tecnici di questo settore, che mi hanno proposto Live Stream, ovvero una piattaforma americana utilizzata anche da Obama per le sue dirette, che permette di trasmettere lo streaming e anche contributi video in altissima definizione. Per cui, dopo aver scelto le 3 emittenti per il programma Tv “Meraviglioso”, abbiamo voluto incrementare l’offerta con lo streaming. C’era già lo streaming delle tre emittenti, però ci hanno proposto anche questo esperimento e lo abbiamo sposato. E ti devo dire che anche questo sta avendo un successo clamoroso. Migliaia e migliaia di visualizzazioni, sia durante lo streaming in diretta (ogni martedì), sia poi in podcast (…). Infatti mettiamo tutte le dirette, i contributi video, i dietro le quinte… Abbiamo messo anche i miei auguri di Pasqua, ed hanno avuto migliaia e migliaia di visualizzazioni. Per cui questa nuova avventura completa ulteriormente la trasformazione digitale di Salvo La Rosa, da Nokia ad iPhone (…).

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DOMANDA: Parliamo del target del tuo pubblico su Facebook: sei riuscito a trasportare il pubblico eterogeneo della tv locale, sulla tua pagina Facebook. Questo è un caso particolare, perché di solito il pubblico della televisione locale appartiene ad un target adulto che difficilmente interagisce sui social. Come spieghi il fatto che su Facebook ti seguono persone di tutte le età?

RISPOSTA: Credo che in questo caso ci sia l’affetto nei confronti della persona, dell’individuo. Infatti la mia pagina non si chiama “Meraviglioso”, perché sarebbe stata più legata al programma, (a  parte che ce l’ho da prima), ma si chiama “Salvo La Rosa”. (…) Io poi rispondo a tutto: ai complimenti, alle critiche… si aprono dibattiti. Evito solo tutto ciò che può diventare volgare e tutto ciò che possa diventare particolarmente “sciarrino”, perché non mi piace e non mi interessa (…). Quindi secondo me, nel caso mio, è una situazione legata al mio personaggio (…).  E’ accaduta la stessa cosa a Gianni Morandi: Gianni pure è riuscito a trasportare tutto il suo pubblico delle canzoni, dei concerti, dei programmi televisivi, sulla sua pagina social dove lui, addirittura, ogni giorno mette la data: “12 aprile ho fatto questo, 13 aprile ho fatto questo, 14 aprile ho fatto questo…”. E poi i social hanno sicuramente fatto avvicinare altro pubblico: tra le 34.000 persone attuali che seguono la mia pagina (aprile 2016), non ci sono soltanto persone che mi hanno visto in televisione, ma anche altre persone che magari poi attraverso Facebook si sono avvicinate alle mie trasmissioni. Io credo che i due mezzi (web e tv) inevitabilmente si uniscono, si ritrovano, si fondono insieme, senza andare in competizione.  E quindi tu continui ad andare in televisione, continui a fare radio, continui a fare concerti, fare spettacoli, ma in più  comunichi attraverso Facebook o Twitter.

DOMANDA: A proposito di questo rapporto di osmosi tra televisione e web, secondo te è più la televisione ad avere bisogno del web o viceversa, il web ad avere bisogno dei contenuti televisivi da commentare?

RISPOSTA: Purtroppo la televisione sta vivendo un momento di grave crisi, proprio da questo punto di vista, non solo per i contenuti (non entriamo nell’argomento…), ma soprattutto perché (…) se in passato (…) la televisione diventava un mezzo più diretto rispetto al giornale (perché se capitava qualcosa, sul giornale la leggevi l’indomani mentre in televisione, se capitava la mattina, la sentivi già al notiziario delle 13:00 e delle 13:30, etc.), adesso su questo fronte  il web non lo batte nessuno. Ad esempio: noi abbiamo iniziato questa intervista da un quarto d’ora, 20 minuti fà abbiamo condiviso la foto su Facebook ed un secondo dopo, due secondi dopo, già il mondo poteva prendere contezza di questa notizia (…).  E’ la televisione che ha bisogno del web,  per questo vedi che in tutte le trasmissioni televisive nazionali  c’è sempre la linea WhatsApp, la linea sms, la pagina facebook, il profilo Twitter… E credo anche che ormai oltre all’Auditel (che rimane sempre un mezzo di riferimento importante) anche i “trend topic” siano importanti. Perché quando di sera sono in contemporanea su Canale 5 “Ciao Darwin” e su Rai 1 “Laura Pausini e Paola Cortellesi”, circolano su Twitter due hashtag e subito puoi vedere quanta gente “social” sta seguendo quel programma piuttosto che l’altro. Ormai vedi anche che i conduttori, come faccio io, spesso ripetono: “Seguiteci su Facebook, noi ci siamo!”. Ci sono persone che guardano i programmi tra computer e televisore, e attraverso i social dialogano con gli altri utenti. Ad esempio, in una puntata di Don Matteo 10, Nino Frassica, (attraverso un artificio della sceneggiatura) ha lanciato un messaggio sulla donazione degli organi: quei 50-60 secondi in cui Nino parla di donazione, quei pochi minuti di trasmissioni in cui si tratta l’argomento, valgono molto più di decine e decine di articoli e spot sulla donazione degli organi. Io ho postato questa cosa in tempo reale, inserendo gli hashtag e taggando le pagine Facebook di Rai 1 e Don Matteo 10 e sono entrato subito in un meccanismo di conversazione dove c’erano migliaia e migliaia di persone che stavano seguendo Don Matteo 10 e che hanno commentato il post. Stiamo parlando di oltre 14-15 mila persone che sono venute a contatto con il mio post (…).

13873095_1125124350867641_2707024735953446736_n DOMANDA: Uno dei punti fondamentali della mia tesi consiste nell’individuazione di un nuovo segmento di pubblico, che definisco “social audience”,  costituito da quella comunità di individui che seguono i programmi televisivi commentandoli contestualmente sui social. Probabilmente, oggi è proprio questo uno degli ingredienti fondamentali per il successo di una trasmissione: la possibilità di ricevere un feedback immediato dal pubblico, in base al quale, eventualmente, correggere il tiro della trasmissione…

RISPOSTA: Per chi secondo me usa i social in maniera corretta, tutto questo diventa utile. Anche la critica, anzi soprattutto le critiche perchè servono a crescere (…). Quando infatti ricevo una critica, non la cancello, ma rispondo sempre evitando le volgarità (…).

Marzia Vaccino

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